Pelikan

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Fra i produttori di stilografiche la Pelikan è probabilmente una delle aziende storicamente più antiche, dato che le sue origini risalgono alla prima metà del 1800. Nonostante la storicità dell'azienda, che la rende una delle più antiche dell'intera Germania, il suo ruolo di produttore di stilografiche è relativamente recente, essendo iniziato nel 1929, con l'introduzione della prima stilografica con caricamento a stantuffo.

L'azienda nacque infatti come produttore di inchiostri, ed in seguito si espanse in tutto il settore del materiale di cancelleria, restando, fra alti e bassi, sempre presente sul mercato fino ai nostri giorni, e diventando anche uno dei principali produttori tedeschi di penne stilografiche. Benché sia piuttosto tardivo, il suo ingresso nel mondo delle stilografiche è stato di grande impatto, avendo introdotto quello che a tutt'oggi è considerato il miglior sistema di caricamento mai realizzato. La Pelikan ha prodotto un numero limitato di modelli, ma la qualità costruttiva è sempre stata ineccepibile, ed alcuni di essi, per la loro eleganza e rarità, sono ricercatissimi dai collezionisti.

Storia

Nel 1832 Carl Hornemann, un chimico figlio di un incisore di targhe e insegnante d'arte, fondò nei pressi Gross-Munzel una sua fabbrica di vernici e colori da pittura, la nascita ufficiale della Hornemann's Paint and Ink Factory è però normalmente fatta risalire al 1838,[1] data di pubblicazione del primo catalogo dell'azienda. Dieci anni dopo, dovendo affrontare difficoltà di distribuzione, l'azienda si trasferì nei pressi di Hannover. Nel 1863 Günther Wagner si associò ad Hornemann, e nel 1871, con il ritiro di questi, acquisì l'azienda reintestandola a suo nome.

E' dalle attività di Günther Wagner che ha origine la crescita dell'azienda, questi nel 1878 è fra i primi a registrare l'azienda sotto il marchio Pelikan, ancor prima che esistesse una legislazione sui marchi di fabbrica. L'azienda assunse lo stemma di famiglia di come logo; questo rappresentava un pellicano che nutre i suoi piccoli, a simbolizzare la cura che l'azienda avrebbe avuto per i suoi dipendenti. Negli anni successivi l'azienda si espanse nel mercato europeo (a partire dall'Austria) ed allargò la sua linea di produzione.

A partire dal 1895, e per oltre sessanta anni, l'azienda venne diretta da Fritz Beindroff, genero di Günther Wagner, che dopo aver lavorato come rappresentante per la ditta ne assunse il controllo. Iniziò una espansione internazionale, con sedi aperte a Londra, Zurigo, Parigi e New York. Nel 1898 venne lanciata sul mercato la serie di inchiostri Pelikan 4001,[2] ad oggi ancora in produzione, e nel 1904 una colla per carta (la Pelikanol) di grande successo. Nel 1906 a causa dell'espansione degli affari l'azienda dovette acquistare una nuova sede di 25000 mq che dopo sette anni dovette essere ingrandita fino a 43000 mq per ospitare oltre 1000 dipendenti. In questo periodo la Pelikan produceva colori per artisti, oltre 160 varietà di inchiostro, carta assorbente, carta carbone, colla ed una grande varietà di articoli di cancelleria.

L'azienda subì un pesante arresto a causa della prima guerra mondiale, dato che oltre il 40% della sua produzione era diretto al mercato estero, ma si riprese, ritornando ad essere uno dei principali produttori di inchiostri e cancelleria del mondo. Ma l'azienda cercò da subito di ampliare la sua produzione, e sia pure molto tardivamente nel 1929 essa fece un ingresso eclatante sul mercato delle penne stilografiche, introducendo il primo modello con caricamento a stantuffo, di cui aveva acquisito il brevetto due anni prima.

Il caricamento a stantuffo infatti è una invenzione di Theodor Kovacs, un ingegnere che lo brevettò nel 1923 insieme ad uno strumento per il disegno tecnico che poi diventò il Graphos. Inizialmente Kovacs si associò per metterlo in produzione con i fratelli Edmund e Mavro Moster, proprietari della ditta croata Penkala. Questi però si trovarono in difficoltà finanziarie e non riuscirono mai a metterlo in produzione, per cui riottenuta la disponibilità dello stesso, Kovacs nel 1927 vendette il brevetto alla Pelikan.[3] Dopo due anni di accurate ricerche nacque la prima stilografica della Pelikan, la 100, una vera rivoluzione nel mondo della stilografica europea, che fino ad allora era rimasto sostanzialmente legato al caricamento safety.

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Pubblicità della Pelikan 100 degli anni '30.

La 100 era realizzata in maniera impeccabile in tutte le sue parti, e non solo nel nuovo sistema di caricamento. Era dotata di sezione trasparente per la visualizzazione dell'inchiostro ben tre anni prima che i prototipi della Vacumatic iniziassero ad introdurre questa nuova tendenza nel mercato americano, aveva un alimentatore brevettato ben funzionate, una funzionale clip ad anello che ricordava il becco di un pellicano ed era dotata di un ottimo pennino flessibile. La Pelikan organizzò una grande campagna promozionale per la nuova penna, e per superare le barriere doganali creò impianti produttivi in tutta Europa (Bucarest, Zurigo, Sofia, Parigi, Zagabria, Varsavia, Barcellona, Milano...) e pure in America Latina.

I modelli iniziali subirono diverse evoluzioni nelle caratteristiche costruttive, il corpo era realizzato inizialmente in bachelite trasparente rivestito per buona parte da una banda di celluloide (la cosiddetta binde) a scopo decorativo e protettivo, versioni successive videro il passaggio alla celluloide anche per il corpo. Inizialmente la banda era prodotta solo nei due colori verde o nero e la penna era prodotta in due misure, quella standard ed una versione da signora con una vera in cima al cappuccio.

All'inizio del 1931 (ma forse addirittura a fine 1930) venne introdotto il modello 111 in cui la banda era realizzata in oro 14k con decorazione guilloche e due vere sul cappuccio. In seguito anche le versioni normali, prodotte inizialmente con un cappuccio liscio senza decorazioni, vennero ristilizzate prima inserendo anche su di esse le due verette sul cappuccio, ed in seguito rendendo la testina dello stesso più affusolata.

Per coprire le fasce più basse del mercato a partire dal 1931 (o 1932?) venne anche introdotto il modello Rappen, con forma più affusolata ed una sola vera sul cappuccio, realizzato inizialmente con la parte inferiore del corpo in materiale trasparente di colore blu a cui era fissato direttamente un serbatoio di gomma coperto da un fondello in ebanite, rimosso il quale si poteva riempire direttamente la penna. Una seconda versione, con la sezione trasparente di colore verde, venne equipaggiata con il classico caricamento a stantuffo.

A partire dal 1932 (ma c'è chi riporta la data del 1931) apparvero nuove versioni e nuovi colori. Alla 100 si aggiunsero bande prodotte in nuovi colori come il grigio, rosso e giallo (in ordine di rarità crescente) marmorizzati, il blu lapislazzulo, il marmorizzato nero/grigio/rosso, il marrone o grigio a pelle di lucertola ed il tartaruga. A questi colori, abbinati al classico cappuccio nero, si aggiunsero versioni nere ma con testina del cappuccio e manopola dello stantuffo in ebanite rossa, o con il corpo nero ed il tubo del cappuccio lucertola.

Colori analoghi vennero usati anche per il modello 101, caratterizzato per avere il cappuccio realizzato nello stesso materiale della banda, prodotto, oltre ai precedenti anche nei colori verde giada, arancio e blu marmorizzato. Infine vennero introdotti altri modelli di lusso, la 110, con corpo e cappuccio in metallo placcato oro, e la 112 con corpo e cappuccio in oro 14k.

Nel 1934 la Pelikan iniziò ad abbinare alle sue penne una matita meccanica, la Auch Pelikan, contraddistinta dai numeri 200 per la versione normale e 210 per la più rara versione corta. A questo stesso anno[4]viene fatto risalire quello che viene considerato uno dei capolavori della azienda, il modello 111T, noto come Toledo, caratterizzato da una banda in acciaio[5] inciso a mano con il logo ed altri motivi moreschi, e placcato in oro secondo lo stile delle incisioni praticate a Toledo, da cui deriva il nome della penna.

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Pubblicità della Pelikan 100N degli anni '40.

In questi anni i materiali subirono diversi cambiamenti, con una progressiva conversione dall'ebanite alla celluloide, prima per i cappucci, poi per il corpo ed infine anche per parti del meccanismo, ed in particolare per il fondello, che nel 1936 divenne liscio, dando origine a quella che alcuni chiamano la 100C. Lo stesso anno il modello Rappen venne sostituito dalla Ibis 130.

Il 1937 vide la nascita della Pelikan 100N,[6] una completa ristilizzazione della 100. La nuova penna aveva un fondello affusolato e corpo e cappuccio di maggiori dimensioni. La testa del cappuccio portava un nuovo marchio più stilizzato, e la penna era realizzata quasi totalmente in celluloide, anche se i primi modelli possono essere trovati con parti in ebanite e con il vecchio logo. La vecchia 100 comunque restò in produzione fino alla interruzione totale della produzione a causa della guerra avvenuta nel 1944.

Nella realizzazione del nuovo modello alcune delle colorazioni più inusuali presenti con la 100 (e con la 101) non vennero più prodotte, mantenendo solo i colori nero, verde, grigio e tartaruga, questo almeno per quanto riguarda la produzione tedesca, che dal 1939 vide anche la scomparsa dei pennini in oro, a causa delle restrizioni imposte dalla guerra, sostituiti da pennini in cromo-nichel (marcati CN) o in palladio (marcati Pd). Nel periodo travagliato della guerra infatti vennero prodotti, dai vari stabilimenti posti al di fuori della Germania, diversi modelli fra cui spiccano quelli portoghesi, marcati Emegé dal nome del distributore locale che stanco di effettuare riparazioni su modelli non venduti da lui iniziò a incidere il suo nome sulle penne. Questi commercializzò anche alcuni modelli peculiari, come la Magnum, una versione di grandi dimensioni della 100N.

Nel 1942 la produzione della Ibis venne fermata, e dal 1944 al 1947 la produzione venne completamente interrotta per la guerra. La Pelikan non subì danni significativi e nel 1947 la produzione venne ripresa con l'introduzione di una nuova versione della 100N di forma sostanzialmente identica alla precedente, ma dotata di una sola vera sul cappuccio e di un fermaglio rigato, e dotata anche di pennini in oro, ora nuovamente disponibili. La penna era ormai prodotta completamente in celluloide o materiale plastico con una eccezione, la produzione italiano dello stabilimento di Milano che per un breve tempo continuò ad usare, prima di essere interrotta, vecchi materiali, che rende tali penne molto rare. Nel 1948 venne ripresa anche la produzione della Ibis 130.

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Pubblicità della Pelikan del 1952.

Nel 1950 la Pelikan effettuò una completa revisione di tutti i modelli, introducendo un altro capolavoro, la 400. Benché il modello fosse completamente nuovo sul piano stilistico, la parte tecnica riprendeva il progetto classico delle precedenti penne, con il caricamento a stantuffo, un serbatoio trasparente coperto da una fascia decorativa (stavolta in celluloide striata) e la clip a rondella bloccata da una testina realizzata in metallo dorato, ma con un inserto in celluloide con inciso il logo dell'azienda. La penna, con la nuova clip a forma di becco di pellicano e le striature verticali del corpo divenne uno dei simboli dello stile modernista del dopoguerra, ottenendo un enorme successo.

La 400 venne realizzata in diversi colori, i principali dei quali sono lo striato verde, lo striato nero e lo striato grigio con cappuccio, fondello e sezione neri e lo striato tartaruga con cappuccio, fondello e sezione marroni. A questi si aggiunge anche un più raro striato verde con cappuccio, sezione e fondello color verde scuro. Di questi colori di gran lunga il più comune è il verde e nero, che riprende la tradizionale combinazione di colori che contraddistingue la Pelikan almeno quanto il suo logo. Sono noti poi altri colori, per lo più per cappuccio e fondello, ma anche per la sommità del cappuccio che reca il logo.

Insieme alla 400 vennero introdotte anche delle versioni di lusso della stessa penna, come la 500 con il cappuccio in metallo placcato oro, la 520 con cappuccio e corpo placcato oro, la 600 con il cappuccio in oro e la 700 completamente in oro.

Nel 1953 la Ibis venne sostituita da un nuovo modello economico denominato 140, di forma più affusolata e dimensioni leggermente inferiori, con la stessa clip della 400. La penna venne prodotta sia in celluloide nel tradizionale striato verde e nero, che in una serie di versioni in resina plastica a tinta unita, le più comuni delle quali sono il nero ed il verde scuro. A queste si aggiungono il rosso bordeaux, il grigio scuro e il blu scuro ed altre versioni molto rare con cappuccio tartaruga o madreperla.

Alla fine del 1955 la 400 subì una leggera ristilizzazione, la penna venne leggermente allungata ed il fondello reso più affusolato, dando vita al modello 400N, i colori e le varianti di lusso (500N, 520N, 600N e 700N) restarono comunque gli stessi.[7] Lo stesso anno venne introdotto anche il modello per studenti 120, una versione meno rifinita della 140 con pennino in acciaio nelle sole misure F, B e M e prodotta esclusivamente in plastica verde con cappuccio e fondello neri.

Nel 1956, dopo poco neanche un anno, la 400N subì un ulteriore aggiornamento e la Pelikan introdusse la nuova 400NN, il corpo era sempre lo stesso ma la penna diventò più lunga e più snella, con una forma affusolata simile a quella della 140 per cappuccio e fondello (il fondello è sostanzialmente identico). La clip inoltre diventò un blocco unico con la testa del cappuccio. Anche in questo caso oltre al modello base vennero aggiornate anche le versioni di lusso (500NN, 520NN, 600NN e 700NN).

Alla fine degli anni '50 la diffusione delle penne a sfera iniziò a pesare sul mercato, insieme alle nuove tendenze stilistiche lanciate dalla Parker con la 51, la risposta della Pelikan fu la P1 introdotta nel 1957, un modello realizzato in plastica a stampo molto simile nelle forme alla 61 ma con caricamento a stantuffo ed oblò trasparenti sul corpo per la visualizzazione dell'inchiostro. La penna però non ebbe in gran successo e venne ritirata dopo pochi anni. Nel 1960 (o 1959) venne introdotto il modello Pelikano, una penna per studenti con cappuccio in metallo leggero (chiamato Silvexa) e con pennino coperto o semicoperto in acciaio e corpo blu o rosso.

Negli anni '60 come tutti gli altri produttori la Pelikan iniziò a subire un periodo di forti difficoltà, e ci fu un cambio al vertice con il controllo che passò dalla famiglia Beindorff ad una gestione esterna. L'azienda cerco di espandersi differenziando i prodotti e cercando nuovi mercati, senza grossi successi, trovandosi in gravi difficoltà finanziarie a partire dagli anni '80, in seguito l'azienda venne trasformata in società per azioni vedendo diversi cambi di gestione. In quel periodo la Pelikan cercò di concentrarsi sul suo mercato tradizionale riprendendo la produzione della 400 che nonostante tutti gli anni passati ebbe un buon successo. Da allora l'azienda ha continuato a produrre stilografiche, sia nella forma di riedizioni dei modelli del passato e penne di lusso, che con nuovi modelli anche di fascia economica.

Template:CronoMarche |- | 1832 || Carl Hornemann fonda una fabbrica di vernici, è l'inizio della Pelikan |- | 1863 || Günther Wagner diventa socio di Hornemann |- | 1871 || Günther Wagner acquisisce l'intera attività, intitolandola a suo nome |- | 1878 || Registrato il marchio Pelikan ed usato il pellicano come logo |- | 1901 || Lanciata la linea di inchiostri Pelikan 4001 |- | 1927 || acquisito il brevetto del caricamento a stantuffo, inizia lo sviluppo della 100 |- | 1929 || Introdotto il modello 100, la prima stilografica con caricamento a stantuffo |- | 1931 || Il modello 100 assume due verette sul cappuccio e la testa conica |- | 1931 || Introdotto il modello 111 (o 1930?) |- | 1931 || Introdotto il modello Rappen (o 1932?) |- | 1932 || Introdotti i modelli 101, 110 e 112 come varianti della 100 |- | 1932 || Introdotti nuovi colori per la banda della 100 |- | 1934 || Introdotto il modello 111T Toledo |- | 1936 || Introdotto il fondello liscio in celluloide (la cosiddetta 100C) |- | 1936 || Introdotto il modello Ibis 130 a sostituire la Rappen |- | 1937 || Introdotto il modello 100N (solo export) |- | 1938 || Introdotto il modello 100N sul mercato tedesco |- | 1939 || Il modello 100N viene prodotto con pennino CN in acciaio al cromo/nikel |- | 1942 || Cessa la produzione della Ibis 130 |- | 1944 || Cessa tutta la produzione ed il modello 100 risulta così dismesso |- | 1947 || Riprende la produzione con una 100N dotata di una sola vera sul cappuccio |- | 1948 || Riprende la produzione del modello Ibis 130 |- | 1949 || Riprende la produzione del modello 100N con pennino oro |- | 1950 || Introdotto il modello 400 |- | 1952 || Il pennino CN non è più disponibile |- | 1953 || Introdotto il modello 140 |- | 1954 || Introdotti i nuovi pennini con il logo invece che la scritta |- | 1954 || Introdotta l'incisione del modello sulla banda del cappuccio per la 400 |- | 1954 || Dismesso il modello 100N |- | 1955 || Introdotto il modello 400N |- | 1955 || Introdotto il modello 120 |- | 1956 || Dismesso il modello 400N |- | 1956 || Introdotto il modello 400NN al posto della 400N |- | 1957 || Introdotto il modello P1 |- | 1957 || Il modello 140 con pennino CN viene prodotto con finiture cromate |- | 1960 || Introdotto il modello Pelikano |- | 1965 || Dismessi i modelli 400NN e 140 |- | 1965 || Introdotto il modello 30 |- | 1970 || Introdotto il pennino in oro sul modello 30 |- |}


Template:LegendaModelli |- | 100 || 1929-1944 || XX, ? |- | 100N || 1937-1954 || XX, ? |- | 400 || 1950-1956 || XX, ? |- | 400N || 1955-1956 || XX, ? |- | 400NN || 1956-1965 || XX, ? |- |}

Note

  1. questo è anche quello riconosciuto come anno ufficiale di fondazione dall'azienda stessa.
  2. nel sito dell'azianda viene riportato il 1901, ma Jürghen Ditter e Martin Lehmann nel libro Pelikan Schreibgeräte 1929-2004, riportano la citazione in un catalogo del 1898.
  3. in realtà alla Penkala restò la disponibilità del brevetto per la Jugoslavia ed altri paesi (Grecia, Turchia, Egitto) fino al 1939, Kovacs inoltre contattò diversi produttori, fra cui Montblanc e Soennecken ma solo la Pelikan si dimostrò interessata anche al futuro Graphos.
  4. anche se altrove si riporta il 1931.
  5. e non argento, come riporta qualcuno, ingannato forse dal materiale usato dai modelli recenti.
  6. c'è chi riporta il 1938, in cui pare la penna sia stata lanciata sul mercato tedesco, ma la data corretta per l'introduzione sul mercato internazionale dovrebbe essere questa, secondo quanto riportato da Dittmer e Lehman.
  7. di nuovo per questa data e per quella dell'introduzione della 400NNsi fa riferimento a quanto riportato da Dittmer e Lehman nel libro Pelikan Schreibgeräte 1929-2004, vedi anche [1].

Riferimenti esterni